Turismo culturale e religioso

TurismoIl movimento turistico cambia volto e cresce con il passare degli anni. Secondo le statistiche gli italiani compiono annualmente circa 100 milioni di viaggi. Il nostro Paese resta inoltre sempre ai primi posti delle mete più ambite dal turismo estero, che privilegia le località d’arte.  Il turismo culturale insieme all’industria della cultura (dai musei agli spettacoli) incide nel Pil per il 4,80% (pari a 69 miliardi). Un processo che potrebbe

diventare una risposta al bisogno di crescita in questo tempo di crisi. E cresce ovunque il bisogno di un turismo di qualità e attento ai bisogni della persona.Il crescente bisogno di un turismo culturale e di qualità apre nuovi spazi di azione e nuove declinazioni del “turismo religioso”, un fenomeno dai caratteri già assai variegati e differenziati. Per la Chiesa è un’occasione unica per accogliere persone e sensibilità diverse attraverso il suo incalcolabile patrimonio di fede, di cultura, di arte, di tradizioni. “I beni culturali della Chiesa sono stati prodotti lungo i secoli e nell’oggi per un fine essenzialmente pastorale e come tali debbono essere mantenuti, tutelati e valorizzati.” (Pontificia Commissione per i Beni culturali della ChiesaProfilo n.2,1)Le opere dell’arte e dell’architettura prodotte nei secoli su iniziativa ecclesiale, ha scritto l’Allora segretario della Cei ora S.Em. il Cardinale Betori (Luoghi dell’Infinito, n. 74 / maggio 2004) «nascono a partire dalla fede nell’Incarnazione del Verbo di Dio e sono frutto di tale fede… Noi, nel creare, nel custodire, nel proporre l’arte cristiana diciamo, comunichiamo in modo tutto specifico una fede, che può prendere forma proprio perché il Verbo ha preso forma umana e che può dirsi nelle forme umane proprio perché ha in sé un’esigenza di incarnazione continua». Ricostruire un rapporto vivo e vitale con i beni culturali ecclesiastici è dunque un servizio alla verità e alla bellezza, è un atto d’amore verso l’uomo del nostro tempo che nella bellezza ancora trova spazi di senso e di verità. Perché questo accada, però, è necessario che il patrimonio ecclesiale possa godere di una corretta valorizzazione, rispettosa della sua natura “sacra”.All’homo viator la Chiesa è chiamata a offrire attraverso l’arte, le immagini, gli arredi, gli ambienti (architettonici e naturali), le produzioni musicali, letterarie, le tradizioni, spazi di senso e di significato, occasioni di preghiera e di lode, percorsi di ricerca, di memoria viva, di trasmissione di valori. L’allora cardinale Joseph Ratzinger affermava che “l’incontro con la bellezza può diventare il colpo del dardo che ferisce l’anima ed in questo modo le apre gli occhi”. E aggiungeva: “affinché oggi la fede possa crescere dobbiamo condurre noi stessi e gli uomini in cui ci imbattiamo a entrare in contatto con il bello e annunciare, la verità della bellezza. Non la bellezza mendace, falsa, una bellezza abbagliante che non fa uscire gli uomini da sé per aprirli nell’estasi dell’innalzarsi verso l’alto, bensì li imprigiona totalmente in se stessi.” Il patrimonio culturale religioso, risulta essere in tal senso un percorso privilegiato. Nei nuovi “aeropaghi” del mondo contemporaneo, tra cui il turismo, “la Chiesa ha molto da dire in modo originale in quanto è portatrice di una parola di valore assoluto e di una tradizione di valori, che non possono non arricchire di senso l’uomo del turismo, della vacanza, del viaggio “(cfr. Cei, “Parrocchia e pastorale del turismo”, EDB, 2003). La pastorale del Turismo è chiamata a cogliere con intelligenza le opportunità di evangelizzazione attraverso un necessario salto di qualità: oltre a educare al turismo per una fruizione degna dell’uomo e ad accogliere i turisti in uno stile evangelico, è invitata a trovare modalità nuove di comunicare la Parola.

Se ormai l’esperienza ecclesiastica nella ricettività può essere considerata un caposaldo della storia del viaggio (dagli ospizi per i pellegrini alla moderna accoglienza nei monasteri e nei conventi alle pensioni e gli alberghi gestiti da diocesi e istituti religiosi – anche se forse in diversi casi è necessario un salto, anche di qualità, per adeguarsi alle moderne esigenze del turismo) e si moltiplica l’offerta culturale legata al tema del sacro con nuovi musei diocesani e festival musicali, sembra mancare la capacità di fare rete, di coordinare le forze per ottenere migliori risultati. Questa spazio di confronto e di comunicazione potrà essere anche per il nostro Ufficio un “luogo” per costruire la rete dei “luoghi e cammini di fede” e servire così l’uomo che nel viaggiare è attratto dalla “qualità” della proposta.

 Mons. Mario Lusek

Direttore Ufficio Nazionale Cei

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